
Ho ben in mente quel fantastico momento, mentre abbassavo la testa verso il suo bassoventre mi sentivo un vero e proprio tuffatore principiante che inspira prima di trovare il coraggio di buttarsi dal trampolino, per fortuna le sue parole mi davano coraggio e mi diedero la forza di proseguire.
Proprio in quell’occasione ho scoperto quanto sia bello provocare piacere ad una donna con la propria lingua, a lei piace da morire ed è stato così per tutte le donne che ho potuto frequentare intimamente. Anche se a volte non tutte le ragazze desiderano essere baciate e leccate ma sporadicamente ne risultano molto soddisfatte e contente. Leccare l’intimità di una donna sana ed igienicamente pulita non comporta alcun tipo di rischio, lo dico solo per tranquillizzare i più paurosi. Anche nei tempi antichi, specialmente in oriente, le secrezioni vaginali erano proprio considerate come elisir di immortalità. Al contrario se un uomo non se la sente di leccare il clitoride alla propria partner può tranquillamente utilizzare la saliva, evitando in questo modo il contatto diretto col liquido.
A questo punto, l’uomo deve solo riprodurre ciò che solitamente viene fatto durante il petting con le dita, con la differenza che la donna ne guadagna in godimento in quanto la sensazione della morbida, calda ed umida lingua dell’uomo la lubrifica e la eccita. Una variante potrebbe essere quella di succhiare leggermente il clitoride tra le labbra e colpirlo ritmicamente e con la lingua.
Nel frattempo che si lecca e si risucchia il clitoride si può anche provocare un forte piacere e godimento alla donna, inserendo una o due dita all’interno della vagina e simulare una penetrazione dentro e fuori. Durante appunto questa penetrazione con le dita si può andare a stimolare il punto G, situato circa 3 centimetri e mezzo di profondità lungo la parete anteriore della vagina. Questa stimolazione permette alla donna di raggiungere il massimo dell’eccitazione sessuale. Il rischio però, avendo molto nozioni, è quello di diventare troppo tecnici nel fare sesso, e se la donna dovesse accorgersi che il suo partner stia cercando il punto G potrebbe irrigidirsi e non raggiungere l’orgasmo.
Liberamente tratto da “ Marte e Venere in camera da letto “ di John Gray
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